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HOME2021-06-02T10:06:50+00:00

Fabrizio Clerici non è forse uno dei prìncipi di questo realismo irreale che sarà il segno distintivo del ventesimo secolo? Come la natura Clerici arriva alla semplicità attraverso innumerevoli particolari. Non manca neppure uno spillo a questa legione di angeli e arcageli che proteggono la sua casa. In essa non vi penetra oggetto che non sia sublime e la cui presenza non sia carica di segreti.”

JEAN COCTEAU

BIOGRAFIA

La sua pittura, colta e raffinata nei riferimenti artistici e letterari, algida e aristocratica è intrisa delle umane inquietudini di quel Novecento alienante e ostile che ha caratterizzato la fine del secondo millennio. Il suo immaginario coniuga le suggestioni del Piranesi, l’autorevolezza negli studi sull’antichità classica del gesuita ed erudito tedesco del XVII secolo Athanasius Kircher, come di Caspar David Friedrich e Arnold Böcklin, trasferendone i codici figurativi e di ricerca nel suo paesaggio contemporaneo, inevitabilmente intriso di inquietudini ed introspezioni.
Artista dalla poetica complessa e di matrice eclettica, fu anche architetto, scenografo e costumista, fotografo e amico di alcuni fra i più importanti artisti, critici, musicisti e letterati del Novecento. Clerici ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali per la sua opera esposta nei più importanti musei internazionali ed in prestigiose collezioni private e pubbliche, le sue opere sono parte importante e significativa dell’arte non solo italiana del Novecento.
Tra le opere più note si ricordano: Il Minotauro accusa pubblicamente sua madre (dipinto in varie versioni), che aveva profondamente appassionato Salvador Dalí, il celebre Sonno romano, (1955), Le Confessioni palermitane, (1954), la Minerva Phlegraea, (1956-57), Le Krak des Chevaliers, (1968). Accanto ad altri lavori dedicati ai miraggi, alle città sepolte, alle archeologie domestiche e alle “stanze”. Queste ultime, dagli anni Sessanta, sono caratterizzate dalla presenza di figure divine della simbologia egizia, come il Dio-falco Horus e le sfingi di ariete. Il vuoto, come elemento e spazio della memoria, prevale nelle opere degli anni Settanta con i due celebri dipinti Corpus hermeticum e Un istante dopo.
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