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Bio2019-12-10T20:47:09+00:00

Biografia

1913-1993 La vita, le opere

Nasce a Milano il 15 maggio in via Borgonuovo n. 10, alle 6 del mattino. È il secondo di tre fratelli ed è battezzato il 25 maggio nella parrocchia di San Marco, con altro nome di Carlo. La famiglia d’origine e i parenti più prossimi provengono dall’agiata borghesia cattolica e conservatrice, e rappresentano un milieu culturale d’indiscusso rilievo nella sua formazione, poiché il lato più esclusivo della personalità di ciascuno sarà destinato a trasmettersi nei gusti e nelle attitudini di Fabrizio Clerici. Il padre Luigi Clerici, chiamato Gino “audace industriale milanese” come lo definì Roberto Papini[1], era una figura singolare nella Roma degli anni venti: prese iniziative nel campo sociale, facendosi promotore dell’opera di bonifica delle Paludi Pontine per poi ritirarsi subito dopo l’intervento del regime di Mussolini[2]; realizzò l’Albergo degli Ambasciatori in via Veneto, “Il committente era il commendatore Gino Clerici, padre del pittore Fabrizio Clerici” come scrive Jean Clair[3]; progettato dal giovane architetto Marcello Piacentini, arredato da Emilio Vogt, e affrescato da Guido Cadorin nel 1926; frequentò e sostenne l’attività degli scrittori del Gruppo Letterario dei Dieci.

[1] Roberto Papini, Per gli Ambasciatori d’oggi, in AA.VV., prefazione di U. Ojetti, Ambasciate e Ambasciatori a Roma, Casa editrice d’arte Bestetti & Tumminelli, Milano-Roma 1927.

[2] “Il che avvenne, a onore del vero, con adeguato compenso”. Da una testimonianza scritta da Francesco Clerici, indirizzata a Maurizia Tazartes, op. cit.

[3] Jean Clair, Lo sconosciuto della festa …op. cit.

Maria Bournens Clerici, è la nonna materna Antonietta Bournens Seves a costituire un punto di riferimento di giochi e di stimoli per il piccolo Fabrizio, tanto da essere ritratta nel 1936 in suoi vari disegni. Il bisnonno era stato invece un noto personaggio per aver introdotto in Lombardia il sistema metrico decimale. Ma anche sul versante della famiglia paterna spiccano figure un po’ insolite: il nonno Francesco, che era ingegnere, illustrò con trenta acquerelli due volumi sulla vita delle api, dopo estenuanti osservazioni al microscopio che gli indebolirono gravemente la vista; aveva due fratelli che Fabrizio non conobbe direttamente: Carlo che lavorava come collezionista e antiquario a Milano (la sua collezione ricca di disegni, stampe e oggetti curiosi fu venduta all’asta nel 1915) e Giovanni che era architetto, amico di Luigi Cagnòla, e maniacale collezionista di libri rari.

1917
“Il primo chiaro ricordo della mia infanzia è un ricordo d’asilo. Innanzi a me una grande lavagna su cui, con un solo tratto di gesso, disegno un sottomarino. Alla mia sinistra la maestra che segue la minuscola mano via via che il disegno si forma. È quasi commossa – dai banchi escono gli altri bambini e formano una corona attorno a me e alla maestra. Tutti sono muti quasi che assistere al mio primo disegno significasse vegliare un moribondo. Nasceva così, nel 1917, sull’oscura superficie d’una lavagna scolastica l’immagine numero uno della mia fantasia. Avevo allora quattro anni. Non posso ricordare né giorno né mese di quel 1917, ma di quell’asilo, di quell’aula, della luce che filtrava attraverso una finestra ho precisa nella mente ogni traccia, ogni dettaglio. Nella via Manzoni a Milano. Lateralmente al Palazzo del Principe di Molfetta, o forse in un’ala di quel medesimo palazzo a piano terreno, era l’asilo Salvoni; del quale sto parlando”.[1]

[1] Fabrizio Clerici, da un manoscritto degli anni trenta. Archivio Fabrizio Clerici.

1919
Il padre acquista un’abbazia a Montelabate, in Umbria, dove si trasferisce temporaneamente con tutta la famiglia. Per il bambino si tratta della prima rivelazione di certe immagini sontuose e terrifiche della morte. In seguito ad alcuni lavori nella chiesa, resta, infatti, colpito dagli scheletri dei Cappuccini con il cuscino rosso sotto il cranio che si potevano vedere sollevando le botole del pavimento della cripta. Trascorre dei lunghi periodi nella casa della nonna in Brianza, dove ammira nella biblioteca del nonno, una stampa a colori dell’ingegnere e geografo Claude Perrault, raffigurante un Tableau Pittoresque des Merveilles de la Nature. Luigi Clerici, con mille azioni, entra nella S.A.B.P. Società Anonima Bonifiche Pontine.

1920
I Clerici si trasferiscono a Roma e Fabrizio compie brevi soggiorni a Fogliano, nella zona del Monte Circeo, in una tenuta Caetani dove il padre, occupato nei lavori di bonifica, accoglie ospiti illustri, come Giacomo Puccini, lo scopritore della malaria Giovanni Battista Grassi e Giovanni Amendola. Molte personalità lasciarono la loro firma sul cosiddetto “album di Fogliano”. Le stagioni trascorse al Circeo costituiscono un bel periodo per Fabrizio; passa le ore nella leggendaria grotta della maga Circe, assiste a fenomeni ottici inconsueti come la Fata Morgana, gioca con i compagni imitando le gesta di Ulisse.

1920
I Clerici si trasferiscono a Roma e Fabrizio compie brevi soggiorni a Fogliano, nella zona del Monte Circeo, in una tenuta Caetani dove il padre, occupato nei lavori di bonifica, accoglie ospiti illustri, come Giacomo Puccini, lo scopritore della malaria Giovanni Battista Grassi e Giovanni Amendola. Molte personalità lasciarono la loro firma sul cosiddetto “album di Fogliano”. Le stagioni trascorse al Circeo costituiscono un bel periodo per Fabrizio; passa le ore nella leggendaria grotta della maga Circe, assiste a fenomeni ottici inconsueti come la Fata Morgana, gioca con i compagni imitando le gesta di Ulisse.

1921-1927
Fabrizio è iscritto alle scuole elementari dell’Istituto Massimo dei Padri Gesuiti a piazza delle Terme a Roma. Gli anni della scuola, fino al 1928, gli sono angosciosi e monotoni. Scontroso e timido, non lega con i suoi coetanei della ricca nobiltà romana ma ottiene comunque l’opportunità, assieme a suo fratello maggiore Gustavo, di entrare a far parte dei paggi di San Luigi Gonzaga. In seguito alla scoperta della tomba di Tutankhamon, decide di organizzare nel 1922 un piccolo archivio di ritagli stampa, raccogliendo immagini e notizie sulle campagne di scavi archeologici di Howard Carter nella valle dei Re, in Egitto.
È avviato al disegno dal vero dal pittore Fausto Vagnetti, che frequenta la sua famiglia e che lo indirizza verso lo studio dei disegni degli antichi maestri. Nel “album delle firme” citato appare un disegno di Vagnetti del 1928 rappresentante un frate.

1927-1928
Il padre acquista da Maria Hardouin D’Annunzio, dei Duchi di Gallese, moglie di Gabriele D’Annunzio, una casa a Colonna di Roma con, sulla terrazza, copie di celebri marmi greco-romani. Nell’ufficio degli impiegati del padre, responsabile anche dell’Istituto dei Fondi Rustici, resta colpito da un bassorilievo raffigurante Antinoo, firmato da Antonianos di Afrodisia; scoperto casualmente in un terreno di proprietà dell’Istituto dei Fondi Rustici, lo stesso di cui parla Marguerite Yourcenar nei Taccuini di appunti del suo Memorie di Adriano. In estate compie un primo viaggio a Napoli con la nonna Antonietta; visita il Vomero, Capri, il Vesuvio e i Campi Flegrei. Dal ricordo di questa esperienza nasce la prima parte dei “Quaderni del Vomero”, disegni a matita eseguiti fra il 1936 e il 1939 che hanno come temi prevalenti figure fantastiche, conchiglie, ritratti realizzati a memoria.

1929
In estate in compagnia di uno zio, Piero Massimini, dei cugini, e di alcuni parenti, e con l’archeologo Alessandro della Seta, compie un viaggio di due settimane in crociera visitando Atene, Costantinopoli e il Bosforo; le cui antiche costruzioni di legno saranno fonte d’ispirazione, anni dopo, di alcune tavole del Taccuino Orientale. Contro il desiderio della famiglia, s’iscrive in autunno al Regio Liceo Artistico annesso all’Accademia di Belle Arti di via Ripetta.

 1930-1931
Una grave crisi sconvolge i Clerici; il padre Luigi, inviso al regime, subisce da quest’anno una serie di processi ed è costretto a emigrare in Brasile, il solido nucleo della famiglia è obbligato a dividersi e a partire forzatamente per mete diverse, il patrimonio è disperso. Inesorabilmente sopraggiungono gravi difficoltà economiche. Fabrizio si trasferisce con la madre, la nonna e i fratelli a Milano. Completa gli studi al Regio Liceo Artistico di Milano. A partire da questo anno e fino al 1931, compie lunghi soggiorni in solitudine nella residenza di Monasterolo, a Vaprio d’Adda, in provincia di Milano, nella Villa Castelbarco che era stata in proprietà dei suoi parenti, i Massimini.

 1932-1935
Torna a Roma e s’iscrive alla Regia Scuola Superiore di Architettura dell’Università La Sapienza. Si mantiene autonomamente anche grazie all’offerta del pittore triestino Bruno Croatto che gli propone di illustrare trattati di anatomia; frequenta così i giovani chirurghi Vittorio Vanni e Pietro Valdoni, il quale gli passa appunti e fotografie, facendolo assistere a qualche operazione. Non manca di assistere alle conferenze tenute al Circolo Artistico da Le Corbusier. Intanto Roberto Papini, amico di famiglia, che allora dirigeva la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, gli mostra i primi libri d’arte illustrati.

1936
Collabora con l’architetto Gio Ponti per la mostra della Stampa Cattolica nella Città del Vaticano.
Incontra a Roma Anna Laetitia Pecci Blunt, collezionista e mecenate che acquista sue opere e che sovente lo invita nella sua residenza di Marlia, nei dintorni di Lucca, con Salvator Dalí e Gala.
Attraverso Libero De Libero, poeta e direttore della Galleria La Cometa, conosce Alberto Savinio alla birreria Dreher di piazza Santi Apostoli. Nasce tra i due un’intensa e lunga amicizia suggellata nel libro Ascolto il tuo cuore, città[1]. Legge la rivista surrealista “Minotaure” di cui collezionerà dodici numeri e resta affascinato dalla lettura di alcuni versi di Jean Cocteau apparsi sulla rivista “Le Roseau d’Or. Oeuvres et Chroniques” in una rara edizione parigina di anni prima; l’incontro tra i due artisti sarà destinato a realizzarsi vent’anni dopo.

[1] Valentino Bompiani & C. Milano, 1944. L’esemplare presso l’Archivio Fabrizio Clerici è stato donato all’artista da Leonardo Sciascia, con dedica: “Per Fabrizio-il Fabrizio di questo libro-il Fabrizio “amico stendhaliano” di Savinio e mio- affettuosamente. Leonardo, Roma 5.3.81”. Già dal 1940, Savinio, nominerà il suo amico Fabrizio (più giovane di ventidue anni all’epoca del loro incontro, nel 1936, Savinio ne ha infatti 45 e Clerici 23) in vari suoi scritti.

1937
Dalla Fondazione Mario Palanti riceve, in giugno, una borsa di studio per ultimare gli studi universitari. Il 15 novembre si laurea dottore in Architettura con 110/110 presso l’Istituto Superiore di Architettura con una tesi su La sistemazione del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia. Alcune tavole di un altro progetto, Casa sul Canal Grande a Venezia, saranno pubblicate nel gennaio del 1941 sulla rivista “Lo Stile”. Intanto Marcello Piacentini lo invita a lavorare con lui alla costruzione del Palazzo di Giustizia di Milano. A Milano abita in un piccolo studio in via Borgospesso n. 18, descritto da Raffaele Carrieri e Leonardo Sinisgalli come un luogo stipato fino all’inverosimile di carte, libri, oggetti curiosi, collezioni di conchiglie, fossili e farfalle. Per mantenersi, scrive alcuni articoli per “Tempo” di Arnoldo Mondadori. Frequenta Gio Ponti, Bruno Zevi, Carlo Pagani, Pietro Maria Bardi, Lina Bo, Carla Marzoli, Bruno Pontecorvo.

1938
A Milano incontra Giorgio de Chirico che lo incoraggia nel disegno e lo intrattiene sulle tecniche pittoriche, in particolare sulla pittura a tempera. Giorgio de Chirico ammirerà molto un suo disegno rappresentante San Giovanni Nepomuceno, appena terminato, e ispirato alla testa di San Filippo apostolo del 1516 di Albrecht Dürer, conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Ottiene il dottorato sostenendo l’esame di Stato presso il Regio Politecnico di Milano. Restaura l’appartamento del commendatore Odorico dal Fabbro. In marzo abbandona la collaborazione con Marcello Piacentini per andare sotto le armi, ma a causa della guerra, resterà in servizio sino al 1945, pur rimanendo a Milano. Sottotenente dell’Aeronautica all’aeroporto di Sesto Calende, nella provincia di Varese è messo a creare trincee. Nel tempo libero disegna di continuo e frequenta soprattutto Savinio. In agosto è trasferito all’aeroporto di Pisa-San Giusto e lì disegna l’Autoritratto.

 1939
A distanza di pochi mesi l’uno dall’altra, muoiono il padre e la nonna. In febbraio e in marzo escono due suoi articoli sul quindicinale “Corrente di vita giovanile”. Intanto prende avvio lentamente l’attività con l’ingegnere Gaetano Ficara, compagno di scuola e di armi, per organizzare uno studio di architettura. Si reca a Settignano, frazione del Comune di Firenze, dove visita lo storico dell’arte Bernard Berenson nella villa I Tatti; nascerà da questo incontro una duratura frequentazione di cui Clerici ricorda episodi rilevanti in un articolo pubblicato nel 1986 su “Il Messaggero”. Dal 1939 al 1940 è redattore di architettura per il settimanale “Tempo”.

1940
In aprile, per il suo allestimento alla VII Triennale di Milano, nella “Sezione pizzo e ricamo moderno”, palazzo dell’Arte, riceve un premio, e viene segnalato su “Domus” da Gio Ponti per l’impronta ironica, di voluto distacco dallo stile razionalista allora dominante. In mostra, compare un mobile su suo progetto; dipinto a trompe-l’oeil da Gregorio Sciltian, per la casa di Arnoldo Mondadori, riprodotto in “Lo Stile” e distrutto durante i bombardamenti su Milano nel 1943. Suoi disegni sono tradotti in merletti dalla ditta di Michelangelo Jesurum di Venezia; esposti alla VII Triennale e pubblicati nel volume Fili d’oro, Editoriale Domus, 1951. Disegna una serie di tavoli realizzati con marmi vari. Da giugno è richiamato alle armi, quale sottotenente nel Genio Aeronautico. Sistema l’appartamento di Alberto e di Giorgio Mondadori a Milano. Frequenta Filippo de Pisis, con il quale scambia vari disegni. Su effetti illusionistici e trompe-l’oeil verterà un suo studio, in seguito pubblicato, nel 1954, sulla rivista americana “Art News Annual”. A Milano frequenta Giorgio de Chirico e Carla Marzoli che, grazie allo scrittore Raffaele Carrieri, aveva creato la casa editrice “La Chimera”. In dicembre la rivista “Domus” pubblica tre acqueforti con un testo di Leonardo Sinisgalli.

1941
A Milano abita in via Santo Spirito n. 24. Le Edizioni della Chimera pubblicano Bestiario, un volume di Leoncillo Leonardi con venti litografie di Clerici e prefazione di Raffaele Carrieri; nell’anno successivo le litografie ricevono i giudizi lusinghieri delle recensioni di Leonardo Sinisgalli e di Libero De Libero. Avvia un ciclo di disegni raffiguranti cardinali e monsignori che esporrà nel 1943 alla mostra personale alla Galleria Cairola. Pubblica alcuni articoli sulla rivista “Lo Stile”, con cui collaborerà negli anni precedenti. In collaborazione con gli architetti Lina Bo e Carlo Pagani ristruttura l’appartamento del commendatore Vittorio Zaffagli a Milano. Avvia la sistemazione della Villa Sartori a San Remo. Progetta una casa a Spalato; progetto pubblicato sulla rivista “Lo Stile”.

1942
Vince il premio Pizzi alla Triennale di Milano per un gruppo di disegni realizzati a commento del racconto di Nicola Lisi Diario di un parroco di campagna. In settembre a Milano, Piero Fornasetti stampa in edizione numerata Dieci litografie di Fabrizio Clerici e uno scritto di Alberto Savinio. La cartella trae ispirazione dai tragici avvenimenti che sconvolsero l’Italia durante la guerra.

1943
A febbraio s’inaugura a Milano la sua prima personale alla Galleria d’Arte Cairola, presentata in catalogo da Raffaele Carrieri. Progetta la sistemazione dell’appartamento del signor Gualtiero Giori. Progetta altra sistemazione per l’appartamento in via Zarotto a Milano, su mandato dell’ing. Ancarani. In marzo a Roma, alla Galleria Minima Il Babuino, sono esposti disegni e litografie, con una presentazione in catalogo di Alberto Savinio. Con la Liberazione dell’8 settembre, abbandona l’esercito e insieme ai fratelli si rifugia, per nove mesi circa, nella casa della nonna materna in Brianza. Grazie a Domenico Mazzocchi e alla rivista “Domus” riesce ad avere un acconto per una pubblicazione.

1944
Il 25 gennaio firma un progetto per la sistemazione di un appartamento di proprietà del signor Dino Fagioli in uno stabile di piazza Fiume, angolo via Parini, a Milano. Lascia lo studio di via Santo Spirito n. 24 al fratello Francesco, promettente ingegnere. Con l’aiuto di Ruggero Orlando rientra a Roma attraverso l’Italia occupata. Alloggia, da prima in casa con Giorgio de Chirico, anche lui appena giunto a Roma; in seguito Savinio gli procura una stanza in affitto vicino alla sua abitazione in viale Martiri Fascisti (poi Viale Bruno Buozzi). Riprende a disegnare e inizia la seconda serie dei “Quaderni del Vomero”. Incontra Leonor Fini, cui si legherà d’intensa amicizia. L’atmosfera di magia che segnò l’incontro con Leonor è ripercorsa da Clerici in un articolo del 1945 pubblicato su “Quadrante”. Frequenta artisti e letterati, legandosi d’amicizia a Elsa Morante. Sulla rivista “Domus” escono due suoi articoli, su Andrea Palladio e Paolo Veronese a Masèr.

1945
A gennaio, espone con Savinio in una collettiva a Roma, presentata da Mario Praz. Nello stesso mese e in quello successivo escono due suoi articoli sulla rivista romana “Quadrante”. In marzo, prima mostra americana presentata da Peter Lindamood. Due volumi illustrati dall’artista sono stampati a Milano: Bestiario favole facezie di Leonardo da Vinci, per le Edizioni Toninelli, e Il fu Mattia Pascal di Pirandello per Arnoldo Mondadori.

1946
La rivista “Wiew” diretta da Charles Henri Ford pubblica alcuni disegni di Clerici. Mentre legge e colleziona i numeri di “Labyrinthe” pubblicati da Skira tra il 1944 e il 1946, intensifica la sua applicazione ai volumi illustrati e al disegno. A febbraio la rivista “Harper’s Bazaar” pubblica due suoi lavori. Boris Kochno acquista un suo disegno a Parigi; nel 1991 l’opera sarà venduta in un’asta di Sotheby’s a Monaco con importanti opere della collezione Boris Kochno.
La casa editrice Electa a Milano pubblica la monografia Allegorie dei sensi di Jan Brueghel, frutto di un lungo studio di Clerici sull’opera del figlio di Brueghel il Vecchio. Alberto Mondadori pubblica Leviathan di Julien Green, con illustrazioni dell’artista. In marzo espone un tavolo con piano d’onice intarsiato, con motivo di nastro in vetro filato, alla “Mostra dei Capidopera dello Studio di Villa Giulia di Enrico Galassi”, allo Studio d’Arte Palma a Roma. A novembre la Galleria del Naviglio a Milano, propone suoi acquerelli. Progetta con l’ing. Gaetano Ficara un Atrio del nuovo tabarin sottostante il cinema Astra in Milano. Progetta e realizza un negozio di abbigliamento in via Montenapoleone a Milano in collaborazione, per le decorazioni, con Piero Fornasetti. Il progetto sarà ampiamente recensito da Gio Ponti su “Lo Stile” e pubblicato nel volume di Ulrich Arredatori Contemporanei nel 1949. L’anno si chiude con la pubblicazione su “Domus” di un suo articolo sulla scenografia.

1947
E’ di quest’anno una collaborazione tra Fabrizio Clerici e Lucio Fontana per un progetto Patio per una casa al mare, di cui Fontana esegue le sculture e Clerici l’allestimento e l’ideazione architettonica per Handicraft Development, Inc. in New York. In aprile esordisce come scenografo ne La professione della signora Warren di George Bernard Shaw, rappresentata dalla compagnia dell’attrice russa Tatiana Pavlova al Teatro Nuovo di Milano. Soggiorna per un periodo a Catania, dove riceve un incarico professionale come architetto, pur continuando a disegnare. Un disegno del 1944 è esposto nella mostra collettiva a New York, “Handicraft as a fine art in Italy. 37 Italian Artists”.

1948
È l’anno della sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, e molto del futuro fare dell’artista è dichiarato nelle opere esposte. A Milano inizia a dipingere Il Minotauro accusa pubblicamente sua madre, la prima, di più versioni, che appartiene all’ossessivo ciclo dei “Processi”, disegni e tempere ove riemerge il drammatico ricordo autobiografico degli anni trenta. Il dipinto, non terminato e vuoto nella parte centrale della scena, è molto ammirato da Salvador Dalí che, di passaggio per Milano, visiterà in autunno, il suo studio di via Santo Spirito n. 24. In casa dell’artista Olga Signorelli, sua grande amica, a Roma, in estate, prepara con il coreografo ungherese Aurel M. Milloss, lo spettacolo Orpheus, balletto di Igor Stravinskij, in programma a settembre, in prima europea, al teatro La Fenice di Venezia. Con Milloss creerà un connubio straordinario nel campo della scenografia, legata al balletto. Disegna Fenomeni mesmeriani, omaggio a Franz Anton Mesmer e alle sue tesi sull’attrazione magnetica osteggiate alla fine del Settecento; replicata in più versioni, sarà il soggetto di una serie di dipinti del 1974. Una variante coeva compare tra le sedici tavole illustranti L’incubo di James Branch Cabell, pubblicato nel 1949 da Arnoldo Mondadori a Milano. Durante l’anno aveva inoltre preparato le scene e i costumi del balletto di Roland Petit, Concerto barocco, spettacolo non più realizzato.

1949
Si trasferisce definitivamente a Roma, in una casa di due stanze al mezzanino di un palazzo settecentesco in via della Lungarina, n. 65 a Trastevere. In occasione del Natale, dona un disegno ad Anna Magnani, che aveva conosciuto in precedenza e con la quale resterà unito da grande amicizia. Mentre si accosta agli studi scientifici di Athanasius Kircher, alle immagini anamorfiche di Erhard Schön e alle prospettive di padre Pozzo, già ammirate quando era bambino nella chiesa di Sant’Ignazio, intensifica la sua attività di scenografo e costumista. A gennaio è messa in scena l’opera di Henry Purcell Didone ed Enea con scene e costumi di Fabrizio Clerici, coreografia di Aurel M. Milloss e regia di Alberto Lattuada; che aveva ritratto nel 1939. A febbraio per lo stesso regista, e per il medesimo teatro, cura l’allestimento de Il sacrificio di Lucrezia, tragedia musicata da Benjamin Britten. In giugno si apre a New York, nel Museum of Modern Art, un’importante rassegna dal titolo “Twentieth-Century Italian Art”, dove Clerici è presente con due opere su carta appartenenti alla collezione di Peter Lindamood. Esegue le scene e i costumi per Incoronazione di Poppea, con musiche di Claudio Monteverdi, in scena a settembre, prima al Teatro Olimpico di Vicenza, e poi al teatro La Fenice di Venezia. Con otto incisioni partecipa in dicembre alla mostra collettiva “Italienische Malerei der Gegenwart, Akademie der Bildenden Künste”, a Vienna. L’editore Arnoldo Mondadori pubblica L’incubo di Cabell, illustrato da sedici tavole eseguite l’anno precedente. Per la rivista “Domus” scrive due articoli sullo scenografo Hein Heckroth e sull’architetto Aldo Buzzi suoi amici.

1950
Per The Minneapolis Institute of Arts progetta e realizza un foyer per un teatro di marionette; recensito su varie riviste e l’anno seguente su “House & Garden”. Per il Maggio Musicale Fiorentino realizza le scene di Armida con musiche di Giovanni Battista Lulli, coreografia di Aurel M. Milloss. In ottobre Il Minotauro accusa pubblicamente sua madre figura nell’importante rassegna americana “The Pittsburgh Iternational Exhibition of Paintings”, al Carnegie Institute di Pittsburgh. Scrive la presentazione per una mostra alla galleria l’Obelisco di Roma dell’artista russo, suo amico, Pavel Tchelitchew. Tchelitchew come Léonid e Eugène Berman, suoi intimi amici, facevano parte con Christian Bérard, del gruppo dei pittori “neoromantici” e visionari, molto attivi nella Parigi degli anni trenta. Realizza otto pannelli per La Rinascente in piazza Duomo a Milano e progetta vari gioielli.

1951
Disegna le scene e i costumi per il balletto di Claudio Monteverdi Combat de Tancrède et Colorinde, allestito in giugno a Strasburgo, al Théâtre Municipal e poi, nell’aprile dell’anno successivo, a Napoli, al teatro San Carlo. A dicembre, nella VI Quadriennale di Roma. Suoi disegni figurano a Minneapolis, nella mostra collettiva “A Modern Renaissance in Design seen in Exhibition of Italy at Work”, The Minneapolis Institute of Arts. Prepara la scena per il balletto romantico, in un quadro, di Aurel M. Milloss Visione nostalgica, programmato per il Maggio Musicale Fiorentino. Il diciottenne Domenico Gnoli prende contatto con Fabrizio Clerici e lo va a trovare nel suo studio di via della Lungarina n. 65; Clerici lo sosterrà inviandolo, con lettera di presentazione, dalla sua amica Leonor Fini a Parigi; nel 1954 lo mise in contato con il conte Lanfranco Rasponi per una mostra a New York.

1952
Avendo ricevuto, nella primavera del 1948, l’incarico di ristrutturare integralmente il palazzo sul Canal Grande di proprietà della contessa Anna Maria Cicogna Mozzoni Volpi di Misurata, a lato della Basilica di Santa Maria della Salute, continua a lavorare nella laboriosa impresa progettandone l’arredo degli interni, con elementi in stucco, marmo, mosaico e vetro; creandone un pavimento intarsiato e un mobile a trompe-l’oeil. Per alcuni aspetti decorativi chiama a collaborare il pittore tedesco Fabius von Gugel e, per le ceramiche e le cariatidi nel giardino, lo scultore Andrea Spadini. Qui inizia il dipinto Venezia senz’acqua, replicato nel tempo attraverso diverse versioni; Leonor Fini, di passaggio a Venezia, resta ammirata da quell’opera, tra le sue prime eseguite con una tecnica a olio magro. Ultimati i lavori della casa, le riviste “Towen & Country” e “Maison & Jardin”, nel dicembre 1953, dedicano ampi servizi a quegli insoliti arredi. In giugno, prima mostra personale a Parigi alla Galleria Doucet, in Faubourg Saint-Honoré. In visita a Versailles, ammira, lasciata tra gli sterpi, al ridosso della ferrovia, nel parco del bassin des Suisses, la statua equestre che ritrae Luigi XIV eseguita su bozzetto di Gian Lorenzo Bernini, ed ha la curiosa idea di trasferirla a Parigi, al centro della Cour Carrée al Louvre. Ne parla con il ministro della Cultura francese André Cornu il quale, pur dimostrandosi interessato, ritiene utopistica l’impresa. Il progetto originario di Clerici sarà destinato a realizzarsi circa trentasette anni dopo, nel 1989, nell’ambito del riassetto urbanistico del Grand Louvre, con la posizione di una copia della statua (realizzata nel 1988) di fronte alla Piramide disegnata da Ieoh Ming Pei, nella cour Napoléon. Di questo progetto di Clerici resta un raffinato acquerello, varie foto che lo ritraggono intento a disegnare a Versailles e, a Louvre, mentre indica al fotografo l’esatto punto nel quale il gruppo marmoreo dovrebbe essere posto. In dicembre esegue, in compagnia di amici, un breve soggiorno in Sicilia ed è colpito dal fasto barocco degli stucchi di Giacomo Serpotta negli oratori palermitani e dal Convento dei Cappuccini con la cripta del XVII secolo a Sàvoca. Avvia così il ciclo delle Confessioni palermitane, realizzate tra il 1952 e il 1954. Progetta bozzetti e i figurini per la commedia Viaggio nella luna di Carlo Goldoni, musicata da Paisiello, per il Teatro dell’Opera di Roma, non più realizzata.

1953
A Roma incontra Tamara de Lempicka che avrà modo di rivedere in altre occasioni, anche a Parigi.
Parte a gennaio per l’Egitto in compagnia del regista Goffredo Alessandrini e vi rimane un mese. Visita per otto volte il Museo egizio del Cairo e quello greco-romano di Alessandria d’Egitto. In primavera viaggia in Libia, ripercorrendo un itinerario archeologico che rinnova annualmente sino al 1967. Costruisce in vaste dimensioni il primo studio preparatorio del dipinto Sonno romano, ultimato nel 1955, tagliando di trenta centimetri i bordi della tela. Crea le scene per la commedia teatrale La vedova scaltra di Carlo Goldoni, con costumi di Leonor Fini e regia di Giorgio Strehler, in scena a ottobre alla Fenice, nell’ambito del Festival Internazionale della Prosa della Biennale di Venezia, e poi al Piccolo Teatro di Milano. Tra la fine dell’anno e gli inizi del successivo per la Piccola Scala di Milano disegna le scene e i costumi de La ninfa e il pastore di Antonio Vivaldi, e de Il Maestro di musica di Pietro Auletta, con un duetto e due arie pergolesiane, spettacoli non più realizzati.
Helena Rubinstein, regina della cosmesi, acquista una sua opera a olio su tavola, America (1953) per la sua raccolta privata di New York, diventando sua importante collezionista. Partecipa alla mostra itinerante (Roma, Capri, New York) “Twenty Imaginary Views of the American Scene by twenty Young Italian Artists”, un gruppo di suoi disegni è esposto alla II Biennale di San Paolo in Brasile.

 1954
Espone alla Biennale di Venezia. Con la prima versione di Maria Goretti ricorre con insistenza il motivo di cieli nuvolosi, fumi e paesaggi desolati, ricordo delle pianure percorse a cavallo col padre, quando era impegnato nelle opere di bonifica delle Paludi Pontine. Queste atmosfere luciferine e sospese sono evocate pure in altri dipinti di questo giro di anni, come Eclisse (1951), Odore di santità (1953), La Sindone (1955), Il cerchio magico (1956). Vince il premio Benati per l’incisione; a Milano partecipa alla X Triennale nella sezione della Litografia d’Arte, e invia un’opera alla mostra americana itinerante “Eterna Primavera. Young Italian Painters”.

1955
A maggio durante una colazione a Palazzo Galloppi Volpi di Misurata a Roma gli è presentato Jean Cocteau cui dona il piccolo volume Dell’Isola di Madegascar di Marco Polo, illustrato con sue acqueforti, stampato a Milano a cura di Vanni Scheiwiller. Con Cocteau nascerà un sodalizio d’amicizia e d’intesa che culminerà nell’invenzione del “taccuino scenico” nel 1957 per Les Chevaliers de la Table Ronde, dramma in tre atti di Cocteau, pubblicato nel 1963 da Canesi a Roma. Conosce Federico Zeri con cui stringe un’amicizia sostenuta da reciproca stima, come documentano gli scritti del noto storico dell’arte su Clerici.
A Milano pubblica in facsimile, per la casa editrice Electa, disegni eseguiti con tecniche miste e acquerelli, raccolti in un volume dal titolo Taccuino Orientale, introdotto da un testo di Libero De Libero. Sul grande bozzetto precedente completa il Sonno romano[1], uno dei dipinti più importanti nel suo percorso artistico: l’ambientazione è una cupa scena sotterranea ove sono adagiate sculture romane, ellenistiche e barocche, in un ambiguo stato tra sonno, estasi amorosa e morte.

Il quadro, replicato in dimensioni più vaste nel 1985, mostra, nel suo impianto architettonico -“ispirato” da alcune cartoline in bianco e nero delle Terme di Diocleziano, conservate da Clerici nel suo studio[2]-una sorta di scavo stratigrafico di una Roma appena rinvenuta e illuminata dall’alto da una luce aurea. In una prospettiva (quasi) centrale, costruita da impalcature fatiscenti, convengono, partendo dall’alto, verso sinistra, L’estasi della Beata Ludovica Albertoni[3] di Gian Lorenzo Bernini; ai suoi piedi, un piccolo cherubino ispirato a quelli di Giacomo Serpotta[4]; sotto Eros dormiente[5], da un tipo ellenistico, posto su un mezzo arco romano; nella nicchia resti di costole, ossa, pietre e mitra; disteso su un pavimento di tavole pericolanti è un corpo velato[6] ispirato al Cristo velato[7] di Giuseppe Sanmartino; sulla parete di sinistra, appoggiata su un ripiano, con una tela strappata, è un marmo con Testa di persiano morente [8], di Arte Romana; sotto, il mascherone della Bocca della Verità[9]; accanto la testa dell’Erinni Ludovisi[10], copia da un originale ellenistico; verso sinistra, come gruppo marmoreo predominante, è posta Santa Cecilia[11] di Stefano Maderno; nella parte centrale del dipinto, in primo piano, su lastre di marmo grigio, è una composizione di melograni e teschi, simbolo di rinascita e di rigenerazione; in basso, al di sotto del pavimento, una cripta serba tre scheletri abbigliati, ispirati a quelli barocchi nell’Abbazia di Waldsassen[12]; al di sopra di un telaio tondo con tela strappata; adagiate, troviamo Arianna Addormentata[13], copia romana da originale ellenistico del II sec. a. C. e Santa Martina[14] di Niccolò Menghini della metà XVII sec.; in alto, il Fauno Barberini[15], originale greco-asiatico di età imperiale; ai suoi piedi, tra frammenti architettonici e vasellame, un drappo nero fascia altra testa dell’Erinni Ludovisi; negli spalti sotto, altro frammento della Testa di persiano morente; in basso verso il lato destro, giace un tipo di Arianna addormentata, ispirata a quella Medicea conservata agli Uffizi[16] e alla Cleopatra[17] incisione di Marcantonio Raimondi; in primo piano a destra il San Sebastiano[18] di Giuseppe Giorgetti; e l’Ermafrodito dormiente[19], un’opera di tarda età ellenistica. A Milano per le edizioni Electa vengono pubblicate le due prime monografie sull’artista, una scritta da Raffaele Carrieri, e l’altra, edita in francese, con testo di Marcel Brion. Intanto aveva progettato le scene e i costumi dell’adattamento cinematografico del dramma lirico Turandot, ma il film non sarà più realizzato. Partecipa ad alcune mostre collettive, tra cui la III Biennale di San Paolo in Brasile e a novembre alla VII Quadriennale di Roma. In catalogo, una presentazione di Alberto Moravia, riproposta anche nel catalogo della mostra personale americana che si tiene nello stesso mese a New York, alla Sagittarius Gallery, dove espone una quarantina di opere tra dipinti e disegni. A New York incontra Igor Stravinskij e George Balanchine.

[1] Sonno romano, 1955 olio su tela, 90 x 150 cm (Accademia Nazionale di San Luca, Roma); replicato in un formato più grande nel 1985 Sonno romano, 1955-85 olio su tela, 305 x 520 cm (Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma. Inv. 9126); per la realizzazione di quest’ultimo dipinto Clerici affittò, per due anni, il piano nobile di Palazzo de Cupis a Roma, in piazza Navona; dove abitava nell’attico.

[2] Oltre a queste, durante la stesura del dipinto, aveva a disposizione cartoline in bianco e nero delle varie sculture; di cui, alcune di queste, sagomate dall’artista a simulare la composizione nel quadro. Materiale conservato presso l’Archivio Fabrizio Clerici.

[3] Gian Lorenzo Bernini, L’estasi della Beata Ludovica Albertoni, 1671-1674, marmo e diaspro, 188 cm, cappella Altieri, Chiesa di San Francesco a Ripa a Roma.

[4] All’arte dello stucco di Giacomo Serpotta (1656-1732) Clerici aveva già dedicato le opere della serie delle Confessioni palermitane, dipinte tra il 1952-54.

[5] Eros dormiente / Amorino sdraiato, da un tipo ellenistico, 0323 -0031 a. C., marmo Pario, 76 x 42 cm, Musei Capitolini, Palazzo Clementino, Sala di San Pietro, Roma.

[6] Clerici aveva composto una sorta di modellino di gesso per questo particolare che gli era già servito per altri quadri come, Odore di santità, 1953; Maria Goretti 1954; per una seconda versione de La grande confessione palermitana, 1954; e poi per La Sindone, 1955.

[7] Giuseppe Sanmartino, Cristo velato, 1753, Cappella Sansevero, Napoli.

[8] Arte Romana, Testa di persiano morente, I sec. a. C. – II sec. d. C. Museo Archeologico Nazionale, Sperlonga. Nel dipingere il Sonno romano Clerici si rifà a una cartolina in bianco e nero del 1890 ca. delle edizioni Anderson.

[9] Bocca della Verità, scultura databile attorno al I sec. d.C., marmo pavonazzetto, diametro 1,75 m, pronao della chiesa di Santa Maria in Cosmedin, Roma.

[10] Testa dell’Erinni Ludovisi, copia da un originale greco ellenistico, II sec. a. C. 46 cm, Inv. 8650, Collezione Boncompagni Ludovisi, Museo Nazionale Romano-Palazzo Altemps, Roma.

[11] Stefano Maderno, Santa Cecilia, 1600, marmo greco pentelico di scavo di epoca romana, 130,5 x 49 x 45,5 x 37, cm. Altare della Confessione, Basilica di S. Cecilia in Trastevere, Roma.

[12] Basilica papale, la più antica di Waldsassen, città tedesca della Baviera, al confine con la Repubblica Ceca.

[13] Marmo a grana fine probabilmente greco. La scultura, dipende da un originale ellenistico elaborato dalla scuola di Pergamo nel corso del II secolo a.C. Città del Vaticano, Musei Vaticani, Museo Pio Clementino, Galleria delle Statue, tra i due candelabri Barberini, inv. 548.

[14] Altare maggiore della chiesa dei Santi Luca e Martina, Roma.

[15] Fauno Barberini, 250 a.C. – 200 a.C., marmo asiatico, 215 cm, Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek, Monaco, inv. 218.

[16] Arianna medicea, copia romana del III secolo a. C. Sala 35, Galleria degli Uffizi, Firenze.

[17] Marcantonio Raimondi, Cleopatra, 1490-1534, incisione, Palazzo degli Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe, Firenze.

[18] Conservato nella cappella di San Sebastiano, Basilica di San Sebastiano Fuori le Mura, Roma.

[19] A Roma sono conservate due copie di questa scultura, al Museo Nazionale Romano-Palazzo Massimo e alla Galleria Borghese.

1956
Otto opere del ciclo dei Templi dell’uovo, presentate in catalogo da Libero De Libero, sono esposte alla Biennale di Venezia. Viaggia in Germania e in Olanda. Durante l’anno termina il dipinto che la principessa Elvina Pallavicini gli aveva commissionato nel 1955, riprendendo lo stesso piccolo formato della Derelitta attribuita a Botticelli, appartenente alla collezione Pallavicini Rospigliosi a Roma. Interpretando il desiderio della committente che desiderava un dipinto che bilanciasse la struggente tristezza della Derelitta, ne La Speranza Pallavicini di Clerici la figura allegorica della Derelitta è associata a quella dell’Aurora, affrescata da Guido Reni nella volta del casino Pallavicini. Il dipinto è stato replicato successivamente in un formato più grande. Inizia il quadro Minerva Phlegraea su commissione di Luisa Feltrinelli Doria, riflettendo sul motivo della caducità e ispirandosi ai versi virgiliani del libro sesto dell’Eneide. Intanto negli Stati Uniti si erano aperte due mostre personali al California Palace of the Legion of Honour Museum di San Francisco e al Santa Barbara Museum di Santa Barbara.

1957
Pur mantenendo lo studio in via della Lungarina n. 65, lavora in uno spazio più grande alla Salita di Sant’Onofrio n. 21, assorbito dall’impegnativa realizzazione della vetrata della basilica senese sul tema della Fede di Santa Caterina. Nel mese successivo fa visita al suo amico Luchino Visconti al teatro n. 5 di Cinecittà e conosce Jean Marais e Maria Schell impegnati nelle riprese del film Le notti bianche. Si apre a marzo una sua mostra personale di dipinti e disegni alla Galleria dell’Ariete a Milano, con testo introduttivo di Alberto Moravia. In estate viaggia in Spagna e a Madrid visita il museo del Prado. Durante l’anno e nel corso di quello successivo è impegnato nella preparazione dei bozzetti di una trilogia teatrale proposta da Jean Cocteau: Les Chevaliers de la Table Ronde, Orphée, L’aigle à deux têtes, spettacoli non realizzati. Partecipa a numerose mostre collettive, tra cui: “Trends in Watercolors Today”, The Brooklyn Museum, New York, alla rassegna promossa dalla Quadriennale di Roma “Grosse Kunstausstellung 1957”, Haus der Künst, Monaco.

1958
Porta a termine le scene e i costumi per Les Chevaliers de la Table Ronde unitamente a Orphée e L’Aigle à deux têtes di Jean Cocteau. Realizza un’acquaforte pubblicata nel libro di poesie di Pedro Salinas, Amor, mundo en peligro, Edizioni Scheiwiller, Verona-Milano. Intanto aveva lavorato alle scene e ai costumi di Alceste, uno spettacolo non realizzato con la regia di Tatiana Pavlova.

1959
S’inaugura in gennaio una mostra alla Galleria Galatea a Milano, con testo in catalogo di Luigi Carluccio. Avvia un gruppo di disegni destinati a illustrare il Purgatorio di Dante. A novembre viaggia nuovamente per la Libia dove scatta delle fotografie sulle campagne di scavi archeologici condotte da Ernesto Vergara Caffarelli. Progetta l’allestimento[1]della VIII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, e vi espone cinque dipinti del ciclo dei Miraggi, con presentazione in catalogo di Marcel Brion.
Per la presentazione del film di Federico Fellini, è stampata da Rizzoli a Milano la brochure per il lancio del film La dolce vita con dieci tavole in bianco e nero e a colori di Clerici. Con otto tavole illustra il racconto di Libero De Libero Il guanto nero, pubblicato a Venezia.

[1] Allestimento notato da Arturo Schwarz che nel 1960 scrive a Clerici: “ Caro Clerici, ho visitato domenica scorsa la Quadriennale e desidero porgerLe i miei più vivi complimenti per lo splendido allestimento che ha saputo creare per accogliere le opere esposte. […] Vorrei chiederLe se potrebbe inviarmi la fotografia della sala in cui è stato allestito l’omaggio a Dante: vorrei infatti ispirarmi dalla doppia vetrina centrale per farne fare una del genere per la mia Galleria. E’ possibile ?”. Lettera di Arturo Schwarz a Fabrizio Clerici, Milano 27 aprile 1960. Archivio Fabrizio Clerici.

1960
Per Selezione dal Reader’s Digest, realizza dieci tavole che illustrano Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. In maggio, mostra personale alla Galleria l’Obelisco di Roma; a novembre personale al Centro Italiano di Studi di Tripoli. Partecipa alla mostra “Arte fantastica italiana” inaugurata a ottobre presso la Galleria Schwarz a Milano. Esegue tre pannelli con conchiglie per la villa Il delfino nel golfo del Tigullio.
Realizza altri pannelli per la casa Enriquez a Milano e l’Albergo Sestriere. Esegue un grande pannello decorativo per la casa a Dongo sul lago di Como, del Conte Alberto del Bono. In seguito il conte del Bono acquisterà uno dei quadri più emblematici di Clerici Le Krak des Chevaliers, 1967-68. Realizza diversi bozzetti su materiali plastici ignifughi per la “Sala delle Feste” della nave Leonardo da Vinci.

1961
Va in scena al teatro alla Scala di Milano, ad aprile, per la regia di Luigi Squarzina, Sogno di una notte d’estate di Benjamin Britten e Peter Pears, con scene e costumi di Clerici, realizzati con la supervisione della costumista Lidia Doboujinsky, utilizzando prevalentemente materie plastiche. Nello stesso mese s’inaugura a Milano una mostra personale alla Galleria Minima, con un testo di Dino Buzzati in catalogo. A giugno, alla Piccola Scala di Milano è rappresentata Orontea con regia di Luigi Squarzina, musica di Antonio Cesti, scene e costumi di Clerici.
È pubblicato Il Principe di Machiavelli, corredato di dodici tavole di Clerici e stampato da Laterza. Il primo documentario sull’attività artistica di Clerici, realizzato nell’anno precedente a Roma per la regia di Aglauco Casadio, e con un commento di Libero De Libero, riceve il premio della critica al Festival Internazionale del Cinema della Biennale di Venezia. Partecipa alle mostre collettive “Da Boldini a Pollock. Pittura e scultura del XX secolo” a Torino e al “XV Premio Nazionale di Pittura F.P. Michetti” a Francavilla al Mare. Esegue due arazzi con l’Arazzeria Scassa di Asti.

1962
Realizza le scene e i costumi per Turandot, regia di Virginio Puecher, musica di Ferruccio Busoni, in scena a febbraio al teatro alla Scala di Milano e replicato nel 1973 alla Fenice di Venezia. Più tardi, in giugno, la Royal Opera House di Londra, presenta l’opera Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, con scene e costumi di Clerici, e regia di Peter Ustinov. Intanto in primavera compie un lungo viaggio in Libano, Giordania e Turchia. Partecipa a importanti mostre collettive; cinque dipinti vengono esposti alla mostra “Surrealismus Phantastische Malerei der Gegenwart” al Künstlerhaus di Vienna.

1963
Una sua opera viene acquisita dalle collezioni permanenti del Musée National d’Art Moderne-Centre Georges Pompidou di Parigi. Durante l’intero anno intensifica l’attività come scenografo preparando le scene e i costumi di ben quattro spettacoli particolarmente impegnativi; Le creature di Prometeo, con la coreografia di Aurel M. Milloss, ed Estro barbarico, balletto di Milloss su musiche di Béla Bartok, entrambi in scena prima ad aprile all’Opernhaus di Colonia, poi a Vienna; in giugno l’opera Alì Babà con musiche di Luigi Cherubini, regia di Virginio Puecher, alla Scala di Milano e infine il balletto Salade, con le coreografie di Milloss, in scena a dicembre prima all’Staatsoper di Vienna, replicato poi nel 1967 a Roma, in seguito, nel 1974, al Maggio Musicale Fiorentino. È stampato a Roma dall’editore Canesi il volume d’arte Les Chevaliers de la Table Ronde, con testo di Jean Cocteau e disegni e tempere di Clerici. Espone questo gruppo di tempere al Centro Culturale Francese di Roma e di Napoli. A maggio s’inaugura alla Galleria Attilio Colonnello a Milano una mostra dedicata alla sua attività di scenografo, con presentazione in catalogo di Giovanni Comisso. In novembre si trasferisce definitivamente nella casa-studio di via dell’Anima n. 16-17, il cui attico affaccia su piazza Navona.

1964
Inizia la serie di disegni e acquerelli per l’edizione d’arte dell’Orlando Furioso che pubblicherà nel 1967; e che porterà avanti con varianti fino al 1979. Contemporaneamente pubblica il Satyricon, edizione numerata, stampata a Roma da Canesi Editore. Esce il volume Leptis Magna curato da Ranuccio Bianchi Bandinelli ed Ernesto Vergara Caffarelli, con fotografie di Fabrizio Clerici. Per il balletto ideato da Aurel M. Milloss prepara i bozzetti e i figurini per Macbeth, spettacolo che avrebbe dovuto essere messo in scena all’Opernhaus di Colonia, ma non più realizzato. Intanto aveva progettato alcuni bozzetti e figurini per il film La Bibbia di John Huston. Espone a giugno in Austria cinque dipinti nella rassegna “Phantastische Malerei, Altes Schloß”, Bregenz. Muore il fratello primogenito Gustavo.

1965
In primavera viaggia in Giordania, Libano e in Siria. Partecipa alla mostra “Artisti Italiani oggi”, realizzata all’Istituto di Cultura di Tripoli, ed espone in autunno alcuni disegni alla “Mostra Nazionale Dantesca” a palazzo Venezia a Roma. Appare come attore nel film Kappa di Nato Frascà.

1966
Gustav René Hocke scrive Mitologia di Clerici, un lungo testo pubblicato sulla rivista “Civiltà delle Macchine”. Tra ottobre 1966 e marzo 1967 tre suoi dipinti figurano nell’importante rassegna itinerante in alcuni musei tedeschi “Labyrinthe. Phantastische Künst von 16. Jahrhundert bis zur Gegenwart”.

 1967
Con un testo di Riccardo Bacchelli è stampata dall’Electa di Milano l’edizione d’arte in tre volumi dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Suoi dipinti partecipano inoltre alla mostra itinerante di arte italiana in America organizzata dalla Quadriennale di Roma. A dicembre, replica al teatro dell’Opera di Roma dell’allestimento del balletto Salade.

 1968
In settembre, invitato dal Senato delle Arti e delle Scienze, inaugura a Berlino la sua prima importante mostra antologica alla Galerie des XX. Jahrhunderts (dipinti, tempere, disegni, edizioni d’arte), presentato in catalogo da Hellmut Uhlig e Gustav René Hocke e al Rathauses Tempelhof (bozzetti di scene e costumi). Con tre litografie illustra, di Edgar Allan Poe, Manoscritto trovato in una bottiglia, pubblicato a Roma da La Nuova Cometa. Intanto dipinge La XXV ora, dove per la prima volta appare rievocata la cultura egizia attraverso il motivo del sarcofago. La lettura del volume di Jurgis Baltrusaitis La quête d’Isis, pubblicato a Parigi nell’anno precedente, lo incita ad approfondire il versante meno consueto dell’iconografia egizia.

1969
Dal ricordo del suo precedente viaggio a Berlino trae spunto per Le stanze di Schinkel, di cui sono note altre versioni, omaggio all’architetto tedesco. Insieme al motivo egizio dell’ariete sacro, nei dipinti di questo anno e del decennio successivo fa la sua prima apparizione il dio-falco Horus. Sia la figura del falco che quella dell’ariete sono tratti dai rispettivi bassorilievi conservati al Metropolitan Museum di New York, di cui Clerici possiede nel suo studio i calchi fedeli. Si inaugura una vasta retrospettiva allestita a Ankara-Smirne-Istanbu; in occasione della sua mostra a Smirne, tiene una conferenza all’Istituto Francese di Cultura sul rapporto tra l’opera letteraria e l’illustrazione d’arte.
Partecipa alla mostra collettiva “Maler und Modell”, Staatliche Kunsthalle, Baden-Baden.

1970
Per l’editore di Berlino Propyläen illustra Il Milione di Marco Polo con quarantuno disegni e dodici litografie. Partecipa alla mostra organizzata a Monaco alla mostra Manierismus in der Künst, Galerie R.P. Hartmann. In estate si inaugura la mostra personale a Monaco, alla Galerie R.P. Hartmann.

1971
Realizza tre degli altri dipinti che fanno parte del ciclo di Raymond Roussel, iniziato nel 1968, dove lo sfaldamento dei timbri cromatici evoca il motivo della membrana del fondo oculare sotto l’effetto di allucinogeni, già studiati scientificamente nel 1932 con il suo amico medico Vittorio Vanni. S’inaugura in ottobre una personale a Hannover, con testo in catalogo di Gustav René Hocke, alla Galerie Brusberg, e alla fine dell’anno trentacinque disegni e dieci litografie sono esposti nella personale al Kunstshaus Fischinger, Stoccarda. Sue opere figurano all’interno d’importanti mostre collettive “Albrecht Dürer zu Ehren” al Nationalmuseum di Norimberga e “D’Après. Omaggi e dissacrazioni nell’arte contemporanea” al Museo Civico di Lugano. Partecipa con una serie di quattro litografie alle dizioni Graphis Arte di Livorno.

1972
Per l’interesse suscitato in Germania, la Seconda Televisione Tedesca ZDF realizza un lungometraggio a colori sulla pittura di Clerici per la regia di Heinz Dieckmann. Al Maggio Musicale Fiorentino a Firenze viene messo in scena Dedalo, balletto su musica di Guido Turchi, con scene e costumi di Clerici e coreografia di Aurel M. Milloss, poi replicato a settembre all’Opera di Stato di Vienna.
In maggio, su invito di Pietro Maria Bardi e Lina Bo, riceve l’invito a partecipare con una conferenza sul Barocco da tenersi al Museu de Arte di San Paolo in Brasile, progetto non più realizzato. In estate in una sezione della Biennale di Venezia che ha per tema “Venezia ieri oggi domani” espone una delle versioni di Venezia senz’acqua. Espone alla X Quadriennale di Roma, Nei dipinti della serie “egizia” di questi primi anni settanta, compare inoltre il raggio laser, spesso evocatore di valenze inquietanti o di arcane forze distruttive.

1973
Mentre approfondisce attraverso disegni e dipinti il tema dell’oggetto d’uso tramutato in una misteriosa traccia fossile del nostro tempo, avvia un ciclo di dipinti dove ricorre con insistenza il vuoto “metafisico” o claustrofobico di una stanza immersa in luci perlacee, abitata enigmaticamente da un cavallo (il dittico Pro-Menade), da Horus o dal serpente Anubis. Il tema dell’occhio, dello sguardo, dello Udjat, che nei miti egizi è simbolo dell’occhio umano e dell’occhio di falco, appare nei dipinti di questo anno e del successivo. Alla Fenice di Venezia replica in marzo dell’opera Turandot, messa in scena nel 1962. In concomitanza con la messa in scena del balletto Marsia di Milloss, su musiche di Luigi Dallapiccola, con scene e costumi di Clerici, realizzato al teatro Massimo di Palermo, si apre a maggio una mostra personale alla Galleria La Tavolozza, con testo in catalogo di Leonardo Sciascia. In giugno compie un viaggio in Turchia descritto minuziosamente in un suo resoconto “Diario turco”.

 1974
Con il dipinto Latitudine Böcklin apre il ciclo di pitture e disegni legato al celebre quadro de L’isola dei morti di Arnold Böcklin; di cui dipinge tra il 1974 e il 1985 varie versioni. Realizza il dipinto L’obelisco, ideato dopo una conversazione con Federico Zeri sulla notizia di un grandioso obelisco dello stadio di Domiziano ancora giacente nella cantina di palazzo Patrizi a Roma. Intanto frequenta Balthus, direttore dell’Accademia di Francia di Villa Medici a Roma fino al 1976. Espone le tavole per l’Orlando Furioso, accompagnate da un testo di Carlo Ludovico Ragghianti, prima a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, alla fine di giugno, poi al Ridotto del teatro Comunale di Reggio Emilia, in ottobre.

1975-1976
Esce un’importante monografia di Patrick Waldberg ed è invitato a partecipare alla mostra collettiva “Neomanierismus”, Westend Galerie, Francoforte; nell’anno successivo, alla collettiva “Italienische Druckgraphik der Gegenwart”, Germanischen Nationalmuseum, Norimberga. In dicembre dona al papa Paolo VI l’opera I legni della Croce, ispirata al Crocifisso di Cimabue miracolosamente salvato dall’alluvione fiorentina del 1966. Renato Guttuso lo ritrae, con de Chirico e Savinio, nel dipinto Caffè Greco, 1976 conservato presso il museo Ludwig di Colonia.

1977
Realizza le litografie per Le bestiaire ou cortège d’Orphée di Guillaume Apollinaire, con un’introduzione di Savinio. In giugno parte per il suo primo viaggio in Russia dove viene organizzata tra giugno e settembre una mostra itinerante dedicata ai lavori a tempera e ai disegni (Museo d’Arte Occidentale di Kiev, Museo di Belle Arti di Alma Ata, The Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca). L’esposizione al The Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca riscuote un grande successo di pubblico e Irina Antonova, la direttrice, gli scrive una appassionata lettera. Il museo acquisisce, per la sua collezione permanente, il dipinto di Clerici La scuderia, 1955 e le litografie per Le Bestiaire di Apollinaire, 1977. Intanto a Firenze, presso l’Istituto di Cultura Francese, sono riproposte in una mostra personale le tavole del volume Les Chevaliers de la Table Ronde.

1978
Prendendo spunto dai libri di fiabe per l’infanzia, compone i disegni a pennarello delle Metamorfosi, quaderni di piccolo formato, detti anche “a settori” o “Volte-face”, poiché sette degli otto fogli sono tagliati orizzontalmente in quattro o tre bande, permettendo così di raggiungere migliaia di combinazioni figurative diverse. Si inaugura ad Assisi al Museo del Tesoro di San Francesco la mostra sulla serie dei disegni ariosteschi.

1979
Esegue le versioni de Lo studio di Dresda, che raffigura l’atelier di Friedrich così come lo rappresentò Georg Friedrich Kersting nel 1811. Oltre Böcklin, anche Caspar David Friedrich e poi Max Klinger nel 1980, costituiscono così il suo dichiarato riferimento culturale di questo giro d’anni. A Parigi alla fine dell’anno Clerici mostra a Georges Perec i Quaderni delle Metamorfosi, da cui lo scrittore prenderà spunto per creare otto corti poemi in prosa, suddivisi anch’essi “a settori”, che per la prima volta saranno pubblicati sulla rivista francese “Action Poétique” nel 1981. A Roma incontra Eros Renzetti che, seppure giovanissimo, comincia a frequentare assiduamente gli studi di Roma e di Siena, diventando ben presto l’allievo prediletto.

1980
In seguito a una visita in primavera alla cappella di San Brizio nel duomo di Orvieto, avvia il ciclo dei Corpi di Orvieto. Viene ristampato, di Petronio Arbitro, Satyricon dalla The Francklin Library, Pennsylvania, già illustrato da Clerici nel 1964.

1981
Usando pennarelli sottili e con interventi a tempera disegna l’album delle Metamorfosi, nel solco delle invenzioni grafiche contenute nei quaderni del 1978. Terminato il ciclo dei Corpi di Orvieto lavora alle Impalcature della Sistina, un ciclo di varie tavole dipinte con tecniche miste, ideate dopo la visita sui ponteggi ai primi restauri della cappella Sistina, in compagnia del noto studioso tedesco Christoph L. Frommel. In marzo si inaugura una mostra personale a Bruxelles, Galerie Philippe Guimiot, con testo in catalogo di Marcel Brion. Nello stesso mese la Galleria d’Arte Moderna di Bologna gli dedica una vasta esposizione incentrata sul corpus delle opere per l’Orlando Furioso, introdotta nella nuova ristampa da Giuliano Briganti. Tra le mostre collettive cui partecipa si segnalano: Zur italienischen Künst nach 1945. Deutsche Künstler und Italien, Westend Galerie, Francoforte e Con Savinio. Mostra bio-bibliografica di Alberto Savinio, Fiesole.

1982
Inizia i disegni a china e acquerello che formano il gruppo Tavole aggiunte all’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert.

1983
Presentata in catalogo da un testo critico di Federico Zeri, si inaugura a ottobre una vasta mostra antologica alla Galleria Civica d’Arte Moderna-Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Pubblica il volume di disegni …alle cinque da Savinio con prefazione di Leonardo Sciascia. La prima serie dei disegni, raccolti in taccuino, risale al 1979-1981 e avrebbe dovuto avere come titolo “Savinio’s Memorial House.

1984
Nei primi mesi dell’anno, in occasione di un viaggio a Mosca, invitato a un convegno sulla pace in Unione Sovietica, compie un lungo giro fino in Uzbekistan per visitare a Samarcanda e Bukhara i resti di architetture islamiche. Vincenzo Consolo scrive il racconto Retablo, ambientato nel Settecento in cui il viaggiatore Fabrizio Clerici è protagonista. Sette suoi disegni figurano nel volume di Edgar Allan Poe, Scritti ritrovati 1839-1845, Shakespeare & Company, Roma.

1985
II 28 aprile, nella Sala della Promoteca del Campidoglio, Roma, ritira il premio “Alcide De Gasperi 1985” per la pittura; quello per la scultura è assegnato a Giacomo Manzù. Gli viene conferito il premio “Vittorio De Sica” per la pittura. A maggio si inaugura una sua mostra personale alla Solomon Gallery di Londra. Porta a compimento Sonno romano, replica in dimensioni ben più vaste (520 x 305 cm) del precedente capolavoro del 1955.

1986
In febbraio la Rai realizza per la Prima rete televisiva un documentario sulla sua pittura. Compone un nuovo ciclo di disegni delle Variazioni Tebane e avvia il gruppo di acquerelli del ciclo Eclissi a Napoli, una parte dei quali esposti per la prima volta nella mostra antologica al Palazzo Reale di Caserta nel 1987. Cinque disegni ispirati all’Efebo di Mozia sono pubblicati a Roma dalle Edizioni dell’Elefante nel volume Tombe di Costantino Kavafis, con cinque poemi nella versione di Ceronetti e un saggio di Giorgio Savidis. A giugno si inaugura al Palazzo dei Congressi l’XI Quadriennale dove espone il recente ciclo sui labirinti. Tra le altre mostre collettive cui partecipa: Der “Traum vom Raum. Gemalte Architektur aus 7 Jahrhunderten”, Kunsthalle und Norishalle, Norimberga.

1987
Si inaugura a ottobre in Palazzo Reale a Caserta una sua grande mostra antologica con quarantuno dipinti e cinquantasette disegni, acquerelli e tempere con un catalogo disegnato e edito da Franco Maria Ricci. Tra le mostre collettive, partecipa a The exhibition of Contemporary European Artists a Tokyo.

1988
Amplia con nuovi dipinti il vasto ciclo di composizioni fantastiche denominate Trionfi. Partecipa alla mostra itinerante “Italienische Zeichnungen 1908-1988” che tocca le città di Francoforte sul Meno, Berlino e Zurigo.

1989
Segue e prepara con attento impegno il progetto della vasta mostra antologica che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma intende dedicargli. Compie in aprile l’ultimo viaggio in Egitto, percorrendo un itinerario insolito fino alle cave faraoniche nel deserto orientale tra Luxor e il mar Rosso. Un gruppo di opere figura nella mostra itinerante in Italia L’occhio di Horus. Itinerari nell’immaginario matematico, in occasione della quale scrive un testo sui labirinti pubblicato in catalogo. I suoi disegni giovanili collezionati da Ungaretti sono esposti nella mostra “Giuseppe Ungaretti: iconografia e documenti”, Museo Laboratorio dell’Università La Sapienza, Roma.

1990
In aprile si inaugura la vasta mostra antologica presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma con oltre duecento opere tra oli, tempere, disegni e incisioni, provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane e straniere. Per la prima volta in questa occasione sono esposti i Quaderni delle Metamorfosi. L’editore I Cento Amici del Libro pubblica a Milano Della fisonomia dell’uomo di Giovanni Battista Della Porta.

1991-1992
Durante il biennio porta a termine una serie di dipinti monocromi e il lungo lavoro di tavole illustrative per l’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo, iniziato nel 1984.
Incontra il fisico Bruno Pontecorvo, che aveva avuto modo di frequentare a Roma negli anni trenta. Con il titolo “Fabrizio Clerici al Teatro alla Scala” si inaugura una mostra sui bozzetti e figurini realizzati tra il 1953 e il 1963 per gli spettacoli eseguiti nel celebre teatro. In questa occasione Clerici riceve il prestigioso premio dell’Ambrogino d’Oro; il teatro acquisisce sei bozzetti per Alì Babà. Nel 1992 partecipa alla mostra collettiva “La seduzione da Boucher a Warhol” all’Accademia Valentino a Roma.

1993
Muore a Roma, nella clinica Villa Margherita il 7 giugno.
Federico Zeri ricordando l’artista dichiara: “Io considero Fabrizio Clerici il vero pittore metafisico italiano dopo de Chirico, lo ritengo l’artista che ha aperto e segnato un nuovo capitolo dell’arte italiana dopo il pictor optimus. Era un disegnatore superlativo, un acutissimo interprete dell’antichità classica, uno scenografo di raro talento. I suoi disegni giovanili erano sorprendenti, ed hanno avuto un riflesso su altri artisti”.

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