Biografia

Fabrizio Clerici (Milano, 15 maggio 1913 – Roma, 7 giugno 1993).

La sua pittura, colta e raffinata nei riferimenti artistici e letterari, algida e aristocratica è intrisa delle umane inquietudini di quel Novecento alienante e ostile che ha caratterizzato la fine del secondo millennio. Il suo immaginario coniuga le suggestioni del Piranesi, l’autorevolezza negli studi sull’antichità classica del gesuita ed erudito tedesco del XVII secolo Athanasius Kircher, come di Caspar David Friedrich e Arnold Böcklin, trasferendone i codici figurativi e di ricerca nel suo paesaggio contemporaneo, inevitabilmente intriso di inquietudini ed introspezioni.

Artista dalla poetica complessa e di matrice eclettica, fu anche architetto, scenografo e costumista, fotografo e amico di alcuni fra i più importanti artisti, critici, musicisti e letterati del Novecento. Clerici ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali per la sua opera esposta nei più importanti musei internazionali ed in prestigiose collezioni private e pubbliche, le sue opere sono parte importante e significativa dell’arte non solo italiana del Novecento.

Tra le opere più note si ricordano: Il Minotauro accusa pubblicamente sua madre (dipinto in varie versioni), che aveva profondamente appassionato Salvador Dalí, il celebre Sonno romano, (1955), Le Confessioni palermitane, (1954), la Minerva Phlegraea, (1956-57), Le Krak des Chevaliers, (1968). Accanto ad altri lavori dedicati ai miraggi, alle città sepolte, alle archeologie domestiche e alle “stanze”. Queste ultime, dagli anni Sessanta, sono caratterizzate dalla presenza di figure divine della simbologia egizia, come il Dio-falco Horus e le sfingi di ariete. Il vuoto, come elemento e spazio della memoria, prevale nelle opere degli anni Settanta con i due celebri dipinti Corpus hermeticum e Un istante dopo.

Fabrizio Clerici, 1948 by Irving Penn

Fabrizio Clerici, 1948 Photo by Irving Penn

1913-1916

Fabrizio Clerici nasce a Milano il 15 maggio 1913 in via Borgonuovo 10 alle 6 del mattino.

È il secondo di tre fratelli ed è battezzato il 25 maggio nella parrocchia di San Marco, con altro nome, Carlo. La famiglia d’origine e i parenti più prossimi provengono dall’agiata borghesia cattolica e conservatrice, e rappresentano un milieu culturale d’indiscusso rilievo nella sua formazione, poiché il lato più esclusivo della personalità di ciascuno sarà destinato a trasmettersi nei gusti e nelle attitudini di Fabrizio.
Il padre Luigi, chiamato Gino, “audace industriale milanese” come lo definisce Roberto Papini 1, è una figura singolare nella Roma degli anni venti: prende iniziative nel campo sociale, facendosi promotore dell’opera di bonifica delle Paludi Pontine, per poi ritirarsi subito dopo l’avvento del regime di Mussolini; realizza l’Albergo degli Ambasciatori in via Veneto. “Il committente era il commendatore Gino Clerici, padre del pittore Fabrizio Clerici”, scriverà Jean Clair 2; progettato dal giovane architetto Marcello Piacentini, è arredato da Emilio Vogt e affrescato da Guido Cadorin nel 1926; frequenta e sostiene l’attività degli scrittori del gruppo letterario dei Dieci. Più che la madre, Maria Bournens Clerici, è la nonna materna Antonietta Bournens Seves a costituire un punto di riferimento di giochi e di stimoli per il piccolo Fabrizio, tanto da essere da lui ritratta nel 1936 in vari disegni.
Il bisnonno era stato un noto personaggio per aver introdotto in Lombardia il sistema metrico decimale. Ma anche sul versante della famiglia paterna spiccano figure un po’ insolite: il nonno Francesco, ingegnere, aveva illustrato con trenta acquerelli due volumi sulla vita delle api, dopo estenuanti osservazioni al microscopio che gli avevano indebolito gravemente la vista; aveva due fratelli che Fabrizio non conobbe direttamente: Carlo, che lavorava come collezionista e antiquario a Milano (la sua collezione, ricca di disegni, stampe e oggetti curiosi, fu venduta all’asta nel 1915); e Giovanni, architetto, amico di Luigi Cagnola e maniacale collezionista di libri rari.

Fabrizio con i genitori, il commendator Luigi (Gino) Clerici e Maria Bournens Clerici: a Cremella in provincia di Lecco e sulla spiaggia di San Felice Circeo

1917

“Il primo chiaro ricordo della mia infanzia è un ricordo d’asilo. Innanzi a me una grande lavagna su cui, con un solo tratto di gesso, disegno un sottomarino. Alla mia sinistra la maestra che segue la minuscola mano via via che il disegno si forma. È quasi commossa – dai banchi escono gli altri bambini e formano una corona attorno a me e alla maestra. Tutti sono muti quasi che assistere al mio primo disegno significasse vegliare un moribondo. Nasceva così, nel 1917, sull’oscura superficie d’una lavagna scolastica l’immagine numero uno della mia fantasia. Avevo allora quattro anni. Non posso ricordare né giorno né mese di quel 1917, ma di quell’asilo, di quell’aula, della luce che filtrava attraverso una finestra ho precisa nella mente ogni traccia, ogni dettaglio. Nella via Manzoni a Milano. Lateralmente al palazzo del Principe diMolfetta, o forse in un’ala di quel medesimo palazzo a piano terreno, era l’asilo Salvoni; del quale sto parlando”. 3

Fabrizio con i genitori, il commendator Luigi (Gino) Clerici e Maria Bournens Clerici: a Cremella in provincia di Lecco e sulla spiaggia di San Felice Circeo

1919

Il padre acquista un’abbazia a Montelabate, in Umbria, dove si trasferisce temporaneamente con tutta la famiglia. Per il bambino si tratta della prima rivelazione di certe immagini sontuose e terrifiche della morte. In seguito ad alcuni lavori nella chiesa resta infatti colpito dagli scheletri dei cappuccini con il cuscino rosso sotto il cranio, che si potevano vedere sollevando le botole del pavimento della cripta. Trascorre lunghi periodi nella casa della nonna in Brianza, dove ammira nella biblioteca del nonno una stampa a colori dell’ingegnere e geografo Claude Perrault raffigurante un Tableau pittoresque desmerveilles de la nature. Il padre Luigi, con mille azioni, entra nella SABP- Società Anonima Bonifiche Pontine.

Fabrizio con i genitori, il commendator Luigi (Gino) Clerici e Maria Bournens Clerici: a Cremella in provincia di Lecco e sulla spiaggia di San Felice Circeo

1920

I Clerici si trasferiscono a Roma, e Fabrizio compie brevi soggiorni a Fogliano, nella zona del Circeo, in una tenuta Caetani dove il padre, occupato nei lavori di bonifica, accoglie ospiti illustri, come Giacomo Puccini, lo scopritore della malaria Giovanni Battista Grassi, e Giovanni Amendola. Molte personalità lasciano la loro firma sul cosiddetto “album di Fogliano”. Le stagioni trascorse al Circeo costituiscono un bel periodo per Fabrizio; passa le ore nella leggendaria grotta della maga Circe, assiste a fenomeni ottici inconsueti, come la Fata Morgana, gioca con i compagni imitando le gesta di Ulisse.

Fabrizio con i genitori, il commendator Luigi (Gino) Clerici e Maria Bournens Clerici: a Cremella in provincia di Lecco e sulla spiaggia di San Felice Circeo

1921-1927

Fabrizio è iscritto alle scuole elementari dell’Istituto Massimo dei padri gesuiti a piazza delle Terme a Roma. Gli anni della scuola, fino al 1928, gli sono angosciosi e monotoni. Scontroso e timido, non lega con i coetanei della ricca nobiltà romana, ma ottiene comunque l’opportunità, assieme al suo fratello maggiore Gustavo, di entrare a far parte dei paggi di San Luigi Gonzaga. In seguito alla scoperta della tomba di Tutankhamon decide di organizzare nel 1922 un piccolo archivio di ritagli di stampa, raccogliendo immagini e notizie sulle campagne di scavi archeologici di Howard Carter nella Valle dei Re, in Egitto. È avviato al disegno dal vero dal pittore Fausto Vagnetti, che frequenta la sua famiglia e che lo indirizza verso lo studio dei disegni degli antichi maestri. Nell’album delle firme già citato appare un disegno di Vagnetti del 1928 raffigurante un frate.

Fabrizio con i genitori, il commendator Luigi (Gino) Clerici e Maria Bournens Clerici: a Cremella in provincia di Lecco e sulla spiaggia di San Felice Circeo
Certificato di nascita di Fabrizio Clerici

Certificato di nascita

Notes:

  1. Roberto Papini, Per gli Ambasciatori d’oggi, in AA.VV., Ambasciate e Ambasciatori a Roma, prefazione di Ugo Ojetti, Bestetti & Tumminelli, Milano-Roma, 1927.
  2. Jean Clair, Lo sconosciuto della festa, in “FMR”, aprile 1988, p. 107.
  3. Fabrizio Clerici, da un manoscritto degli anni trenta. Archivio Fabrizio Clerici.