1913-1993
La vita, le opere

1913-1916

Fabrizio Clerici
nasce a Milano
il 15 maggio 1913
in via Borgonuovo 10

È il secondo di tre fratelli ed è battezzato il 25 maggio nella parrocchia di San Marco, con altro nome, Carlo.
La famiglia d’origine e i parenti più prossimi provengono dall’agiata borghesia cattolica e conservatrice, e rappresentano un milieu culturale d’indiscusso rilievo
nella sua formazione, poiché il lato più esclusivo della personalità di ciascuno sarà destinato a trasmettersi nei gusti e nelle attitudini di Fabrizio.
Il padre Luigi, chiamato Gino, “audace industriale milanese” come lo definisce Roberto Papini1, è una figura singolare nella Roma degli anni venti: prende iniziative nel campo sociale, facendosi promotore dell’opera di bonifica delle Paludi Pontine, per poi ritirarsi subito dopo l’avvento del regime di Mussolini2; realizza l’Albergo degli Ambasciatori in via Veneto. “Il committente era il commendatore Gino Clerici, padre del pittore Fabrizio Clerici”, scriverà Jean Clair3; progettato dal giovane architetto Marcello Piacentini, è arredato da Emilio Vogt e affrescato da Guido Cadorin nel 1926; frequenta e sostiene l’attività degli scrittori del gruppo letterario dei Dieci.
Più che la madre, Maria Bournens Clerici, è la nonna materna Antonietta Bournens Seves a costituire un punto di riferimento di giochi e di stimoli per il piccolo Fabrizio, tanto da essere da lui ritratta nel 1936 in vari disegni. Il bisnonno era stato un noto personaggio per aver introdotto in Lombardia il sistema metrico decimale. Ma anche sul versante della famiglia paterna spiccano figure un po’ insolite: il nonno Francesco, ingegnere, aveva illustrato con trenta acquerelli due volumi sulla vita delle api, dopo estenuanti osservazioni al microscopio che gli avevano indebolito gravemente la vista; aveva due fratelli che Fabrizio non conobbe direttamente: Carlo, che lavorava come collezionista e antiquario a Milano (la sua collezione, ricca di disegni, stampe e oggetti curiosi, fu venduta all’asta nel 1915); e Giovanni, architetto, amico di Luigi Cagnola e maniacale collezionista di libri rari.

1 Roberto Papini, Per gliAmbasciatori d’oggi, inAA.VV., Ambasciate e Ambasciatori a Roma, prefazione di Ugo Ojetti, Bestetti & Tumminelli, Milano-Roma, 1927.
2 “Il che avvenne, a onore del vero, con adeguato compenso”.Da una testimonianza scritta da Francesco Clerici indirizzata a Maurizia Tazartes, 18 febbraio 1995
3 Jean Clair, Lo sconosciuto della festa, in “FMR”, aprile 1988, p. 107.

1917

“Il primo chiaro ricordo
della mia infanzia
è un ricordo d’asilo.

Innanzi a me una grande lavagna su cui, con un solo tratto di gesso, disegno un sottomarino.
Alla mia sinistra la maestra che segue la minuscola mano via via che il disegno si forma. È quasi commossa – dai banchi escono gli altri bambini e formano una corona attorno a me e alla maestra. Tutti sono muti quasi che assistere al mio primo disegno significasse vegliare un moribondo.
Nasceva così, nel 1917, sull’oscura superficie d’una lavagna scolastica l’immagine numero uno della mia fantasia. Avevo allora quattro anni. Non posso ricordare né giorno né mese di quel 1917, ma di quell’asilo, di quell’aula, della luce che filtrava attraverso una finestra ho precisa nella mente ogni traccia, ogni dettaglio. Nella via Manzoni a Milano. Lateralmente al palazzo del Principe di Molfetta, o forse in un’ala di quel medesimo palazzo a piano terreno, era l’asilo Salvoni; del quale sto parlando”4.
4 Fabrizio Clerici, da un manoscritto degli anni trenta. Archivio Fabrizio Clerici.

1919

Fabrizio;
passa le ore nella
leggendaria grotta della

maga Circe

Il padre acquista un’abbazia a Montelabate, in Umbria, dove si trasferisce temporaneamente con tutta la famiglia.
Per il bambino si tratta della prima rivelazione di certe immagini sontuose e terrifiche della morte.
In seguito ad alcuni lavori nella chiesa resta infatti colpito dagli scheletri dei cappuccini con il cuscino rosso sotto il cranio, che si potevano vedere sollevando le botole del pavimento della cripta.
Trascorre lunghi periodi nella casa della nonna in Brianza, dove ammira nella biblioteca del nonno una stampa a colori dell’ingegnere e geografo Claude Perrault raffigurante un Tableau pittoresque desmerveilles de la nature.
Il padre Luigi, con mille azioni, entra nella SABP- SocietàAnonima Bonifiche Pontine.

1920

Fabrizio
compie brevi soggiorni
Fogliano,
nella zona del Circeo

I Clerici si trasferiscono a Roma, e Fabrizio compie brevi soggiorni a Fogliano, nella zona del Circeo, in una tenuta Caetani dove il padre, occupato nei lavori di bonifica, accoglie ospiti illustri, come Giacomo Puccini, lo scopritore della malaria Giovanni Battista Grassi, e Giovanni Amendola.
Molte personalità lasciano la loro firma sul cosiddetto “album di Fogliano”. Le stagioni trascorse al Circeo costituiscono un bel periodo per Fabrizio; passa le ore nella leggendaria grotta della maga Circe, assiste a fenomeni ottici inconsueti, come la Fata Morgana, gioca con i compagni imitando le gesta di Ulisse.

1921-1927

Istituto Massimo

dei padri gesuiti a piazza

delle Terme a Roma.

Fabrizio è iscritto alle scuole elementari dell’Istituto Massimo dei padri gesuiti a piazza delle Terme a Roma.
Gli anni della scuola, fino al 1928, gli sono angosciosi e monotoni.
Scontroso e timido, non lega con i coetanei della ricca nobiltà romana, ma ottiene comunque l’opportunità, assieme al suo fratello maggiore Gustavo, di entrare a far parte dei paggi di San Luigi Gonzaga.
In seguito alla scoperta della tomba di Tutankhamon decide di organizzare nel 1922 un piccolo archivio di ritagli di stampa, raccogliendo immagini e notizie sulle campagne di scavi archeologici di Howard Carter nella Valle dei Re, in Egitto.
È avviato al disegno dal vero dal pittore Fausto Vagnetti, che frequenta la sua famiglia e che lo indirizza verso lo studio dei disegni degli antichi maestri. Nell’album delle firme già citato appare un disegno di Vagnetti del 1928 raffigurante un frate.

 

1927-1928

Il padre acquista da
Maria Hardouin 
d’Annunzio 

dei duchi di Gallese,

moglie di Gabriele d’Annunzio,
una casa

Il padre acquista da Maria Hardouin d’Annunzio dei duchi di Gallese, moglie di Gabriele d’Annunzio, una casa a Colonna di Roma con, sulla terrazza, copie di celebri marmi greco romani.
Nell’ufficio degli impiegati del padre, responsabile anche dell’Istituto dei Fondi Rustici, Fabrizio resta colpito da un bassorilievo raffigurante Antinoo, opera di Antonianos di Afrodisia, scoperto casualmente in un terreno di proprietà dell’Istituto dei Fondi Rustici, lo stesso di cui parla Marguerite Yourcenar nei “Taccuini di appunti” delle Memorie di Adriano.
In estate compie un primo viaggio a Napoli con la nonna Antonietta; visita il Vomero,Capri, il Vesuvio e i Campi Flegrei.

Dal ricordo di questa esperienza nasce la prima parte dei Quaderni del Vomero, disegni a matita eseguiti perlopiù fra il 1936 e il 1939, che hanno come temi prevalenti figure fantastiche, conchiglie, ritratti realizzati a memoria7.

1929

con l’archeologo
Alessandro della Seta,

compie un viaggio di due
settimane in crociera visitando
Atene, Costantinopoli e il Bosforo

In estate, in compagnia dello zio Piero Massimini, dei cugini e di altri parenti, e con l’archeologo Alessandro della Seta, compie un viaggio di due settimane in crociera visitando Atene, Costantinopoli e il Bosforo: le cui antiche costruzioni in legno saranno fonte d’ispirazione, anni dopo, di alcune tavole del Taccuino orientale.
Contro il desiderio della famiglia si iscrive in autunno al Regio Liceo Artistico annesso all’Accademia di Belle Arti di via Ripetta.

1930-1931

Villa Castelbarco,
Vaprio d’Adda

Una grave crisi sconvolge i Clerici: il padre Luigi, inviso al regime fascista, subisce da quest’anno una serie di processi ed è costretto a emigrare in Brasile; il solido nucleo familiare è obbligato a dividersi e a partire forzatamente per mete diverse, il patrimonio viene disperso. 
Inesorabilmente sopraggiungono gravi difficoltà economiche. 
Fabrizio si trasferisce con la madre, la nonna e i fratelli a Milano, dove completa gli studi al Regio Liceo Artistico.
A partire da questo anno e fino al 1931 compie lunghi soggiorni in solitudine nella residenza di Monasterolo, a Vaprio d’Adda, in provincia di Milano, nella Villa Castelbarco che era stata proprietà dei suoi parenti Massimini.

1932-1935

Non manca di assistere
alle conferenze tenute
al Circolo Artistico

da Le Corbusier.

Torna a Roma e si iscrive alla Regia Scuola Superiore di Architettura dell’Università La Sapienza.
Si mantiene autonomamente, anche grazie all’offerta del pittore triestino Bruno Croatto che gli propone di illustrare trattati di anatomia; frequenta così i giovani chirurghi Vittorio Vanni e Pietro Valdoni, il quale gli passa appunti e fotografie, facendolo assistere a qualche intervento ospedaliero.
Non manca di assistere alle conferenze tenute al Circolo Artistico da Le Corbusier.
Intanto Roberto Papini, amico di famiglia, che allora dirige la GalleriaNazionale d’ArteModerna, gli mostra i primi libri d’arte illustrati.

Federico Zeri, ricordando l’ ar­tista, dichiara:
“Io considero Fabrizio Clerici il vero pittore metafisico italiano dopo de Chi­rico, lo ritengo l’artista che ha aperto e segnato un nuovo ca­pitolo dell’arte italiana dopo il pictor optimus. Era un disegna­tore superlativo, un acutissimo interprete dell’antichità classica, uno scenografo di raro talento. I suoi disegni giovanili erano sorprendenti, e hanno avuto un riflesso su altri artisti”.

Biografia in PDF