Fabrizio Clerici
1913-1993 La vita, le opere  1994-2022 La memoria

1913-1993 La vita, le opere

Nasce a Milano il 15 maggio in via Borgonuovo n. 10, alle 6 del mattino.
È il secondo di tre fratelli ed è battezzato il 25 maggio nella parrocchia di San Marco, con altro nome di Carlo.

La famiglia d’origine e i parenti più prossimi provengono dall’agiata borghesia cattolica e conservatrice, e rappresentano un milieu culturale d’indiscusso rilievo nella sua formazione, poiché il lato più esclusivo della personalità di ciascuno sarà destinato a trasmettersi nei gusti e nelle attitudini di Fabrizio Clerici.

Il padre Luigi Clerici, chiamato Gino “audace industriale milanese” come lo definì Roberto Papini[1], era una figura singolare nella Roma degli anni venti: prese iniziative nel campo sociale, facendosi promotore dell’opera di bonifica delle Paludi Pontine per poi ritirarsi subito dopo l’intervento del regime di Mussolini[2]; realizzò l’Albergo degli Ambasciatori in via Veneto, “Il committente era il commendatore Gino Clerici, padre del pittore Fabrizio Clerici” come scrive Jean Clair[3]; progettato dal giovane architetto Marcello Piacentini, arredato da Emilio Vogt, e affrescato da Guido Cadorin nel 1926; frequentò e sostenne l’attività degli scrittori del Gruppo Letterario dei Dieci.

Più che la madre, Maria Bournens Clerici, è la nonna materna Antonietta Bournens Seves a costituire un punto di riferimento di giochi e di stimoli per il piccolo Fabrizio, tanto da essere ritratta nel 1936 in suoi vari disegni. Il bisnonno era stato invece un noto personaggio per aver introdotto in Lombardia il sistema metrico decimale.
Ma anche sul versante della famiglia paterna spiccano figure un po’ insolite: il nonno Francesco, che era ingegnere, illustrò con trenta acquerelli due volumi sulla vita delle api, dopo estenuanti osservazioni al microscopio che gli indebolirono gravemente la vista; aveva due fratelli che Fabrizio non conobbe direttamente: Carlo che lavorava come collezionista e antiquario a Milano (la sua collezione ricca di disegni, stampe e oggetti curiosi fu venduta all’asta nel 1915) e Giovanni che era architetto, amico di Luigi Cagnòla, e maniacale collezionista di libri rari.

1917

“Il primo chiaro ricordo della mia infanzia è un ricordo d’asilo. Innanzi a me una grande lavagna su cui, con un solo tratto di gesso, disegno un sottomarino. Alla mia sinistra la maestra che segue la minuscola mano via via che il disegno si forma. È quasi commossa – dai banchi escono gli altri bambini e formano una corona attorno a me e alla maestra. Tutti sono muti quasi che assistere al mio primo disegno significasse vegliare un moribondo. Nasceva così, nel 1917, sull’oscura superficie d’una lavagna scolastica l’immagine numero uno della mia fantasia. Avevo allora quattro anni. Non posso ricordare né giorno né mese di quel 1917, ma di quell’asilo, di quell’aula, della luce che filtrava attraverso una finestra ho precisa nella mente ogni traccia, ogni dettaglio. Nella via Manzoni a Milano. Lateralmente al Palazzo del Principe di Molfetta, o forse in un’ala di quel medesimo palazzo a piano terreno, era l’asilo Salvoni; del quale sto parlando”.[4]

1919

Il padre acquista un’abbazia a Montelabate, in Umbria, dove si trasferisce temporaneamente con tutta la famiglia. Per il bambino si tratta della prima rivelazione di certe immagini sontuose e terrifiche della morte. In seguito ad alcuni lavori nella chiesa, resta, infatti, colpito dagli scheletri dei Cappuccini con il cuscino rosso sotto il cranio che si potevano vedere sollevando le botole del pavimento della cripta. Trascorre dei lunghi periodi nella casa della nonna in Brianza, dove ammira nella biblioteca del nonno, una stampa a colori dell’ingegnere e geografo Claude Perrault, raffigurante un Tableau Pittoresque des Merveilles de la Nature. Luigi Clerici, con mille azioni, entra nella S.A.B.P. Società Anonima Bonifiche Pontine.

1920

I Clerici si trasferiscono a Roma e Fabrizio compie brevi soggiorni a Fogliano, nella zona del Monte Circeo, in una tenuta Caetani dove il padre, occupato nei lavori di bonifica, accoglie ospiti illustri, come Giacomo Puccini, lo scopritore della malaria Giovanni Battista Grassi e Giovanni Amendola. Molte personalità lasciarono la loro firma sul cosiddetto “album di Fogliano”. Le stagioni trascorse al Circeo costituiscono un bel periodo per Fabrizio; passa le ore nella leggendaria grotta della maga Circe, assiste a fenomeni ottici inconsueti come la Fata Morgana, gioca con i compagni imitando le gesta di Ulisse.

1921-1927

Fabrizio è iscritto alle scuole elementari dell’Istituto Massimo dei Padri Gesuiti a piazza delle Terme a Roma. Gli anni della scuola, fino al 1928, gli sono angosciosi e monotoni. Scontroso e timido, non lega con i suoi coetanei della ricca nobiltà romana ma ottiene comunque l’opportunità, assieme a suo fratello maggiore Gustavo, di entrare a far parte dei paggi di San Luigi Gonzaga. In seguito alla scoperta della tomba di Tutankhamon, decide di organizzare nel 1922 un piccolo archivio di ritagli stampa, raccogliendo immagini e notizie sulle campagne di scavi archeologici di Howard Carter nella valle dei Re, in Egitto.
È avviato al disegno dal vero dal pittore Fausto Vagnetti, che frequenta la sua famiglia e che lo indirizza verso lo studio dei disegni degli antichi maestri. Nel “album delle firme” citato appare un disegno di Vagnetti del 1928 rappresentante un frate.

[1] Roberto Papini, Per gli Ambasciatori d’oggi, in AA.VV., prefazione di U. Ojetti, Ambasciate e Ambasciatori a Roma, Casa editrice d’arte Bestetti & Tumminelli, Milano-Roma 1927.

[2] “Il che avvenne, a onore del vero, con adeguato compenso”. Da una testimonianza scritta da Francesco Clerici, indirizzata a Maurizia Tazartes, op. cit.

[3] Jean Clair, Lo sconosciuto della festa …op. cit.

[4] Fabrizio Clerici, da un manoscritto degli anni trenta. Archivio Fabrizio Clerici.